LA STORIA

PRIMI PASSI VERSO IL FUTURO

I natali della Comunità.
La comunità terapeutica Lorusso Cipparoli dopo un periodo di preparazione e studio ha iniziato la sua attività  il 30 Novembre 1983. Promossa  dall’allora Arcivescovo di Bari Bitonto monsignor Mariano Magrassi e dal direttore della Caritas Diocesana don Vito Diana, in relazione al bisogno di dare una risposta concreta per intervenire su alcune aree di disagio sociale del nostro territorio a cui nessuno allora dava risposte.
La comunità è stata gestita al suo esordio dalla caritas diocesana. Oggi, sempre sotto il grande tetto della Arcidiocesi di Bari Bitonto retta da mons. Francesco Cacucci, la comunità terapeutica è una delle attività dell’Opera Diocesana per la Propagazione e Diffusione della Fede, ente di religione con personalità giuridica.
La comunità è Ente Ausiliarío della Regione Puglia, come da DPR 309/90. È una struttura indipendente, con 24 posti letto autorizzati, in convenzione con la ASL della provincia di Bari con un proprio programma terapeutico, una équipe professionista di personale specializzato, e diversi  volontari
Membro fondatore prima del Crea (coordinamento regionale degli enti ausiliari) e oggi de L’APIS (Agenzia Pugliese di Intervento e Studio sulle Dipendenze Patologiche).

Don Vito e la responsabilità sociale.
Il suo ispiratore e fondatore, don Vito Diana ha orientato da subito la comunità verso un modello professionale, formando l'équipe degli operatori e creando un positivo spirito di gruppo già prima della sua apertura.
La scelta di applicare un contratto nazionale di lavoro (UNEBA) e di avere gli operatori assunti a tempo indeterminato,  è servita per poter contare su un'équipe stabile nel tempo e in continuo aggiornamento, fattori determinanti per rendere efficace il lavoro terapeutico e di relazione con i giovani ospiti. Una scelta distintiva, a maggior ragione se si pensa fatta negli anni ottanta del novecento,  l'esperienza della comunità nacque  così atipica rispetto al mondo del volontariato puro da cui proveniva, e pose le basi per le trasformazioni successive.
Oggi gli operatori assunti sono affiancati nel completamento delle attività da liberi professionisti.

Fede e Professionalità. Un modello condiviso.
Pur mantenendo vivi i valori religiosi che sono le fondamenta su cui è nata  la comunità, le scelte operative si sono sempre orientate a differenziare nettamente i ruoli degli operatori da quello del sacerdote, assistente spirituale dei ragazzi.
La dimensione religiosa è fondamentale nella crescita delle persone, ma è parallela al lavoro di comunità e non può essere confusa o costituire elemento di giudizio né di discriminazione ai fini del programma terapeutico.
Pieno rispetto della persona, delle sue scelte di vita,  della sua dignità, della sua sofferenza.

RICERCA, AZIONE E NESSUNA PERIFERIA

Un luogo non ghetto.
Una tipicità, alla sua nascita ma anche oggi, rispetto ad altre comunità molto decentrate dal tessuto urbano, è anche la sua localizzazione.
Né troppo vicina, né troppo lontana rispetto alla città. In riva al mare, tra residenze estive, con dentro, all'inizio della sua storia, anche una scuola materna pubblica. Molto spazio interno e parecchio esterno, per molti aspetti diversa da altre, più conosciute, comunità.

Da lontano per andare lontano.
Quale dunque   la cifra,  le caratteristiche del programma terapeutico proposto?
Il Progetto fiducia  ha sempre avuto la caratteristica di essere un programma di sviluppo di ricerca applicata.
Nessuna rigidità metodologica, bensì un “luogo di partenza” costituito da un humus che consente di radicare ogni giorno più profondamente nuovi stimoli, protocolli, modalità di relazioni, forme di accoglienza.
Un modello che si evolve di continuo per governare al meglio la complessità dei problemi da affrontare, che genera nuove associazioni e nuovi progetti, che ha, in sé, capacità trasformative, suscettibile di varianti nel rispetto della unicità di ogni nuovo ospite della comunità terapeutica.

Collaborazione con i servizi.
Un’altra caratteristica che riteniamo ricchezza è sempre stata la piena collaborazione con i servizi pubblici territoriali, oggi in particolare con i Ser.T. Nessun dualismo pubblico/privato, ma messa in comune di professionalità, risorse e progetti per il bene di chi a noi si rivolge per essere aiutato a risolvere un problema.

Uno staff per il territorio.
Ogni pagina scritta e detta, ogni nuova azione di questa lunga esperienza tiene conto dei cambiamenti socio-culturali che da sempre segnano la storia dei servizi per le tossicodipendenze.
Le fatiche della equipe sono bilanciate dal diffuso gusto per la ricerca continua, dalla consapevolezza che questo lavoro 'orchestrale' non appartiene ai singoli, ma al suo territorio.